La frontiera sud dell'Umbria

Un colle a dominio di una profonda ansa del Tevere dove la corrente rallenta, per quanto ancora gonfia delle vicine acque del Nera. Intorno una “terra di mezzo”, fra Etruschi, Sabini e Umbri. Una terra resa domestica, ma anche piegata e modificata, da una strada, la Flaminia, che lentamente plasmò per chilometri il paesaggio intorno. L’Ocriculum umbra assoggettata doveva avere identità e fede assai incerte se è vero, come pare, che per punirla del suo appoggio ai popoli italici durante la guerra sociale del 90 a.C., i romani adottarono anche qui l’antica e collaudata arte della delocalizzazione forzata. Distruzione del vecchio abitato arroccato con deportazione della popolazione nell'area portuale vicino al fiume, più controllabile e consona ai crescenti traffici verso l’Urbe.
Il massimo splendore per Otricoli arriva in età augustea, quando i basoli della Flaminia sono solcati da carri di ogni genere. Sotto lo sguardo severo di Giove (il cui busto è ospitato nell’Antiquarium Comunale) è tutto un fiorire di edifici: teatro, anfiteatro, abitazioni, terme, ninfei, monumenti funerari. Dal tufo al travertino, dai mattoni al basalto, la mescolanza dei materiali da costruzione utilizzati mette in luce la generosità geologica dell’area. Come da costume romano, qualsiasi difficoltà progettuale legata alla natura o alle forme del terreno viene superata con una capacità di manipolare l’ambiente senza eguali nella storia.
Per andare verso nord ovest lungo l’asta del Tevere prendiamo da Magliano Sabina l’autostrada per Firenze fino ad Attigliano. Una volta usciti, saliamo fino a mezza costa sul versante dei Monti Amerini per concederci una breve deviazione alla scoperta del rapporto profondo, quasi simbiotico, che legava i Cesari all’elemento acqua. La meta è Amelia, l’antica Ameria, fondata dal re Ameroe addirittura quattro secoli prima della nascita di Roma secondo la leggenda tramandata da Catone.
Il piano di Piazza Matteotti nasconde sotto di sé un ingegnoso sistema di cisterne per l’accumulo di acqua, costruito nel I sec. a. C. per garantire una continuità di flusso durante le stagioni secche o i periodi di assedio. Fin qui nulla di strano se non fosse per le dimensioni. Si tratta infatti di dieci grandi ambienti comunicanti, con soffitto a volta, per una superficie di più di mille metri quadri e una capacità di raccolta di quasi cinque milioni di litri! Sarà forse per questo che l’imperatore Aureliano trascorse lunghe vacanze ad Amelia facendovi costruire terme e palazzi?
Il tragitto per Lugnano sulla statale 205 "Amerina" e i successivi saliscendi verso Attigliano rivelano la vera natura di questo tratto di valle. Un paesaggio aperto, luminoso, rivolto al sole di ponente, dove con gradualità la roccia della montagna sfuma nell’argilla della collina e, più in basso, questa si fonde con i terrazzi alluvionali.
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